Augusto Di Stanislao

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La scuola: il nostro futuro

settembre 26th, 2009 · 1 Comment

Alba Adriatica, 26 Settembre 2009

<br />“L’Italia dei Valori è al fianco degli insegnanti e degli studenti uniti nel manifestare la loro protesta. Il decreto interministeriale relativo agli organici dell’anno scolastico 2009/10 ha previsto che le riduzioni per l’anno scolastico 2009-10, porterà ad un ammontare complessivo dei tagli di 42-43 mila unità sul personale docente e di 15 mila unità sul personale Ata. Il Consiglio dei ministri del 9 settembre ha approvato una norma, inserita nel decreto legge Ronchi e interesserà 12-13 mila docenti, che fino allo scorso anno hanno avuto supplenze annuali. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Istruzione, la finanziaria prevedeva un taglio di 43.000 posti, di questi 30.000 si sono liberati attraverso i pensionamenti., restano 12-13.000 insegnanti che hanno il diritto all’indennità di disoccupazione. Con la ” Riforma Gelmini” la scuola italiana è ormai al collasso: tagli all’istruzione e migliaia di famiglie sul lastrico. Non si può scaricare sulle regioni il costo sociale dei tagli irresponsabili imposti al sistema scolastico nazionale dall’Esecutivo Berlusconi. Gli accordi che il governo intende ricercare con le singole regioni, Abruzzo in testa, affinchè integrino con risorse proprie quelle già previste per l’indennità di disoccupazione potranno semmai avere carattere aggiuntivo e mai sostitutivo - mancano del necessario riferimento nazionale e pertanto presentano impostazioni, procedure e modalità di intervento differenti (con conseguenze negative sulle stesse graduatorie), condizionate dalle risorse messe a disposizione dalle regioni e dalle legittime esigenze territoriali che l’autonomia regionale esprime. Ritengo che questo Governo debba adottare iniziative per abrogare, sopprimere o comunque ritirare le misure approvate volte a diminuire ulteriormente gli organici e le dotazioni da assegnare alla scuola pubblica; deve adottare, inoltre, tutte le iniziative necessarie per garantire a tutti i precari del settore ( rimasti già dall’anno scolastico in corso senza un posto di lavoro) di poter usufruire degli ammortizzatori sociali che permettano il sostentamento economico. Mettere gli uffici scolastici regionali nelle condizioni di poter assicurare a tutti gli studenti ed alle loro famiglie un diritto allo studio che si concretizzi in docenti preparati a svolgere il proprio lavoro senza l’assillo della precarietà assoluta, in classi in cui svolgere le lezioni con non più di trenta alunni, nel cosiddetto tempo pieno che garantisca alle famiglie di poter svolgere tranquillamente il proprio lavoro, in quella qualità dei programmi e della didattica di cui molto poco il Governo si è interessato in quest’ultimo anno; garantire il rispetto del diritto allo studio per gli alunni in situazione di handicap, assicurando loro la possibilità di usufruire del sostegno di insegnanti specializzati per il maggior numero di ore possibile a settimana, al fine di garantire loro una reale ed efficace azione di integrazione. Ed infine è necessario che nella prossima manovra finanziaria si preveda realmente la stabilizzazione dei precari della scuola. Dobbiamo dare la possibilità ai giovani di essere ,realmente, il nostro futuro. Investire sull’istruzione, la formazione e la ricerca è il primo passo per migliorare le condizioni socio-economiche del paese e in un momento di crisi come questo non è la scelta più sensata lasciare migliaia di docenti a casa. L’Abruzzo sul fronte istruzione è in piena crisi: 1150 posti in meno, tagli per 45 milioni di euro in tre anni, solo 1.600 insegnanti di sostegno per 5.000 studenti con handicap, 2.200 precari di cui 500 senza contratto a rischio di disoccupazione. In questo drammatico quadro di riferimento per il futuro della scuola italiana e abruzzese e per molti, troppi, docenti e non , troviamo una Regione incerta sul da farsi,senza un’idea di scuola, senza un progetto per l’Abruzzo, priva di un’identità e di un profilo politico autonomo e di qualità, balbettante sul ruolo da assumere, assente nelle scelte da prendere e , ancora di più, sulle risposte da dare qui ed ora.”

On. Augusto Di Stanislao

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Tags: Eventi · Italia dei Valori · Regione Abruzzo · Varie

1 commento ↓

  • 1 Marco // set 28, 2009 at 17:18

    Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
    Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
    Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.
    C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi.
    Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

    Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazionae difesa della scuola nazionale (Adsn) a Roma l’11 febbraio 1950.
    Pubblicato nella rivista “Scuola democratica” 20 marzo 1950.

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